Posts Tagged 'vicini'

Ti devi muovereee

Stanotte me la sono vista brutta.
Per poco non finivo ridotta a una forma di groviera.
Stavo guidando con mia nonna seduta accanto a me.
Tutto ad un tratto ci si pianta alle costole una macchina, non ricordo che macchina fosse, so solo che dal finestrino ha cominciato a sparare, un colpo dietro l’altro, mirando me e la nonna.
Spaventata ho accelerato, ma niente da fare, la macchina non accennava a smettere di inseguirci.
Dentro, presa da una furia incontrollabile c’era una donna, capelli arruffati e volto segnato dalla follia.
In faccia aveva un ghigno, una specie di compiaciuto sorriso, e in una mano la scintillante pistola.
La macchina aveva fori da tutte le parti, ma noi eravamo illese.
Finalmente vedo una salita, che portava ad una villa, in mezzo alla campagna, accelero e la macchina dietro, sembra non seguirci più.
Capisco che essendo vecchia, non era in grado di mantenere la nostra andatura, in salita per lo meno.
Arrivo nella villa e lascio la macchina ormai ridotta ad un rottame, prendo la nonna per mano e la trascino via all’interno della villa.
Lì si sta svolgendo un matrimonio, ma io non riconosco nessuno.
Nel frattempo vedo che la nostra inseguitrice ci ha trovate, scende di macchina, e urlando e ridendo comincia a sparare all’impazzata un colpo dietro l’altro, tra gli invitati che proseguono la cerimonia come se niente fosse.
Noi due corriamo da una stanza all’altra sempre tenendo d’occhio la nostra inseguitrice.
Quella sembra essersi dimenticata per un attimo di noi, ma poi non so come ci vede, e spara ancora, e ancora.
Dentro di me penso di sfruttare il fatto che il caricatore prima o poi finirà, ma quello sembra essere sempre pieno.
Trascino mia nonna, che nel frattempo è diventata mia zia, e mi accorgo che ha un graffio sul braccio e mi dice che una pallottola l’ha ferita di striscio.
Ci infiliamo in una sala piena di vetrate, che dall’esterno ha le porte chiuse, e attendiamo di veder passare la donna per poi fuggire.
Quella supera la prima vetrata, la seconda, ma si sofferma incantata, con ancora la pistola in mano, sulla terza.
Capisco che dobbiamo nasconderci meglio, e l’unico posto sicuro sembra essere il bagno.
La donna apre la vetrata e ci sorprende dietro la porta del bagno intimorite.
Un bercio rabbioso mi distrae, qualcuno si sta lamentando:
“Te l’ho già detto!Ti devi muovereeeeeeeee!”
“Guarda Andrea che adesso mi arrabbio sul serio!”
“Ma mamma, non c’è bisogno di urlare!Mi sto vestendo!”
“No Andrea, la scuola non ti aspetta!Mi stai facendo veramente veramente incazzareeeeeeee!”
Riconosco quelle voci apro un occhio, poi l’altro.
Per una volta le litigate alle otto di mattina dei vicini mi hanno salvato la vita.

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Maledetta Primavera!

Questa anche se siamo ancora un po’ fuori stagione e sembra essere tornato il freddo, ve la devo proprio raccontare.
Il mio modo di capire quando è arrivata la primavera è del tutto particolare, oltre che dai carissimi uccellini che la mattina, se mi dimentico un pezzetto di persiana aperta, vengono a svegliarmi bussando col becco al vetro(sarò mica stata Biancaneve in una vita passata?), ho altri metodi infallibili, alcuni dei quali veramente assurdi, rigurdanti tutti i miei cari pazzi vicini.
Partendo in ordine dal mattino, quando è primavera, vengo svegliata alle sette dalla squadra di mocciosi che hanno quelli del piano terra.
In primavera hanno l’abitudine di alzarsi di buon’ora e riversarsi urlanti e felici a giocare nel loro giardino, sotto la supervisione del nonno che contribuisce con la sua vociona da orco, lì tutti si sbizzarriscono e berciano a pieni polmoni senza che nessuno dica loro niente.
Le loro vocine stridenti e piagnucolanti mi si piantano in testa e non mi danno tregua nonostante i doppi vetri che ci separano.
Proseguendo nell’arco della giornata, sbucato il primo sole pomeridiano, appena appena più caldo, i vicini che hanno la casa che si affaccia di fronte alla mia, danno spettacolo nella loro terrazza-mansarda.
Sono due signori di una certa età e il marito, un viscido ometto tutto pelle e ossa, mentre la moglie cicciottella tende i panni, dà sfoggio del suo fisicaccio mettendosi come un rettile immobile e completamente nudo, a prendere la tintarella, fregandosene o forse ignorando, che dei poveri disgraziati aprendo la finestara della terrazza, praticamente alla loro altezza, possano vedere dettagliatamente tutta la sua penzolante mercanzia.
Dulcis in fundo, passando per gli urli in tempo di pagelle, contro il figlio svogliato, della signora al piano di sotto, arriviamo dritti dritti alla sera.
In queste tiepide nottate, quelli del piano terra, nell’ala ovest, dopo avere cenato in compagnia dei loro ridenti amici, e avere fatto venire l’acquolina in bocca a tutti quelli dei piani superiori (compreso il mio che è l’ultimo), con l’odore di ciccia alla brace, senza offrirne neanche un pezzettino, pensano bene di coricarsi e da bravi quasi sposini, di darsi alla pazza gioia sotto le coperte (o in altri posti che non voglio sapere); unica pecca, le manie di grandezza della ragazza che non si risparmia gli urli focosi mentre tutto il palazzo si rigira nel letto sperando che se non altro il ragazzo sia poco dotato e finiscano in fretta.


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