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Meravigliosa sensazione..

..sfercciare leggera lasciandosi sfiorare dalla tiepida e piacevole aria di maggio. Libertà assoluta, nessun pensiero gli occhi socchiusi che conoscono a memoria la strada. I capelli sciolti guidati solo dal vento, il sole non è ancora troppo caldo.
Ed ancora, ascoltare solo la musica della dolce brezza, quel suono che ha il potere di calmare cullandomi l’anima.
Poi l’equilibrio si rompe quando il maledetto davanti a me decide di lavare il parabrezza della sua auto e mi spruzza controvento di sapone, acqua e lucida realtà.

Un ricordo

Prima che arrivasse questa terribile perturbazione, che in questi giorni rende Firenze grigia, cupa, e fredda, avevo preso l’abitudine, viste le splendide giornate, di andare in giro sulla mia bicicletta blu acceso.
Mi piace troppo pedalare per le strade ed odorare il vento che mi sfiora il viso, e poi passare per tutte quelle viuzze e quei pertugi che con la macchina non si possono scoprire, ti senti un po’ padrone della strada sulla bicicletta, quando tutti stanno fermi e imbottigliati, tu puoi sempre trovare un modo per procedere e schivare il traffico.
Sebbene sia una bicicletta da uomo (con la canna per intenderci), e forse un po’ troppo grande per me, le sono affezionata.
La mia bicicletta, non è sempre stata mia, un tempo era del mio papà, lui la usava tutti i santi giorni, d’inverno e d’estate, col sole, con la pioggia, col vento e con la neve, tanto è vero che molte sono le volte che mi sono domandata come facesse.
Andava dappertutto con la sua bici, erano come una cosa sola.
Non potrò mai scordare, tutte le volte che l’ ho aspettato guardando dalla finestra, e la gioia che provavo, quando lo vedevo sbucare pedalando, da dietro i giardini pubblici. Tanti oltre a me lo ricordano così, semplicente che sorride, salutando, mentre pedala.
Soprattutto per questo mi piace molto andare in bici, perchè mi ricorda il mio papà, è come se un pezzo della sua anima, vivesse in quell’ammasso di ferraglia, e tutte le volte che faccio un tratto di strada, che tocco il manubrio, i pedali o il sellino un po’ rovinato, lui rivivesse con me, e sono sicura che mentre pedalava, almeno una volta ha provato le stesse mie sensazioni.
Ricordo anche quando bambina, di nascosto da lui, la prendevo e senza toccare neanche con i piedi per terra, mi concedevo qualche giretto per l’isolato, con una bici che sebbene, fosse decisamente troppo grande per me mi rendeva più felice di ogni altra cosa.
E come a lui era stata tramandata questa passione da suo padre, che da bambino lo portava in giro con sè sulla canna, così lui ha trasmesso a me il piacere di pedalare e di ricordare di quando ero io bambina trasportata a mia volta da lui.


Step by Step

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