Posts Tagged 'vendetta'

Chi la fa l’aspetti

Oggi è lunedì, mi correggo, è un maledetto lunedì perchè questa settimana la inizio più stanca di quanto abbia terminato la precedente. Perchè il fine settimana oramai non mi basta più per ricaricare le batterie.

Inevitabile quindi che la mia voglia di stare seduta ad una scrivania a spippolare al computer sia pari a zero. Lo spirito della ragazza gitana che sono stata  senza ombra di dubbio nella mia vita precedente sente, anche se un po’ a fatica, che la primavera sta facendo timidamente capolino e per questo scalpita perchè vorrebbe riversarsi all’aria aperta a respirare grosse boccate di vento mentre vaga bighellonando senza una meta precisa.

Invece no. Stamattina ho dovuto presiedere assieme al mio capo al collegio sindacale di una società per azioni.

Ogni volta che mi trovo al cospetto degli impettiti sindaci seduti nei loro completi attorno al massiccio tavolo di vetro trasparente, mi sento piccola piccola. D’improvviso non so più cosa ci faccio lì, io che del loro mondo non so niente e che probabilmente al loro mondo non vorrò appartenere mai.

Seduta sulla mia sedia di pelle girevole, troppo grande che quasi non tocco con i piedi per terra, cerco di darmi un contegno seguendo gli intricati discorsi di chi ha più esperienza di me. Timida e un milione di anni luce lontana da lì, cerco di passare più inosservata possibile. Non vengo mai interpellata, giustamente, ma ne sono felice.

Non mi aspetto certo che chi è abituato ad essere al centro dell’attenzione mi capisca.

Tra i sindaci si dà il caso che sia presente,  più impomatato di uno dei protagonisti di Grease, un avvocato che per hobbie si diletta ad organizzare mostre alle quali durante le precedenti riunioni non ha mancato di invitare ogni membro del collegio, Boss compreso. Credo che nessuno in realtà abbia mai presenziato a tali eventi.

Ecco giustificata la mia sorpresa quando, dalla eccessivamente larga boccaccia del mio capo è uscito:

-” Sa avvocato, la mia collaboratrice mi ha più volte espresso il desiderio di vedere la sua ultima mostra..”- E mi guarda.

-“Ma come?!!!Doveva dirmelo!Le faccio avere gli inviti!Mi farebbe piacere se venisse, sì davvero molto piacere e già che c’è porti anche suo padre che so che fa il pittore!”-

Ormai ero impietrita, immobile e paonazza  -“Forse se non mi muovo non mi vede e riesco a scappare!”-

L’unica cosa che questa volta sono riuscita a bofonchiare per risparmiarmi un:

-“No, mio padre faceVA lo scultore, e per faceVA intendo che non c’è più, e per non c’è più intendo che è MORTO..e NO non ci vengo alla tua stupida mostra!”-

è stato un semplice e balbettante:” Uhm..abbiamo avuto mooolto da fare allo studio, non avrei saputo proprio come fare..e sì di sicuro se dovessi venirci porterò mio padre..”

Già meditavo vendetta nei confronti del mio maledetto superiore, ma probabilmente lassù qualcuno c’è che sa come vendicarmi.

Usciamo dalla sala riunioni e ci imbattiamo in un ragazzo alto sulla trentina.

-“Ciao!!Come stai?” -Lo placca subito il mio capo -” Come mai sei ancora qui?!!?- Lo rimbrotta  ancora convinto.

Sulla faccia dapprima cordiale del giovane, si dipinge un’espressione terrorizzata alla:”Lui sa sicuramente qualcosa che io non so..Mi stanno per licenziare, lo sapevo che non dovevo rubare quella risma di fogli..se ne sono accorti..Oddio adesso che faccio?!”

Davanti al visibile imbarazzo del giovane, noto che qualcosa non va, ma penso sia solo una mia impressione.

Nel frattempo la conversazione prosegue col primo che rimbomba il secondo con tutte domande specifiche su procedure  e il secondo che lo guarda con occhi sbarrati ed interrogativi.

Dopo che anche i muri si sono accorti delle palesi anomalie della scenetta, al Boss viene un atroce dubbio. Smette di fare domande, arrossisce, balbetta si gratta la testona, saluta frettolosamente, si gira mi prende per un braccio e finalmente usciamo dalla sede della società.

Una volta in ascensore mi guarda pallido.

-“Che figura che ho fatto!!”-

Gongolando lo guardo dal basso all’alto.

-“Prosegui.”-

-“L’ho scambiato per quello che il mese scorso se n’è andato dalla società per passare alla concorrenza…”-

-“..”-

-“Perchè mi guardi così? Hai qualcosa da dirmi?”-

-“TI STA BENEEEEE!!!”

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V per Vendetta!

Appena entrata in casa ieri sera ho fiutato l’odore della tragedia.
Una strana tensione aleggiava nell’aria e senza neanche superare la soglia ho indovinato che mia mamma aveva avuto una delle sue brillanti idee.
Miagolii e chiacchiericci soffocati provenivano dalla cucina.
Il povero gatto Omero sdraiato sulla pancia fermo, stretto nella morsa letale dell’asciutta e forte mano della mamma:
“Su da bravo stai fermo, fatti pettinare!”
“Meouuu!!Meouu!”
“Omero per piacere,.., No!Cattivo gatto, non mi graffiare!Ahiiiiiiii, Lascia, lascia la maglia OMERO!!!”
Naturalmente la vittoria ce l’ha avuta lei.
Dalla nube di peli che fluttuavano nella cucina (sì proprio dove mangiamo!), è uscita mia mamma con il suo trofeo, una spazzola per animali completamente piena di ciocche di pelo (morto mi auguro) del povero gatto rosso che, nel frattempo, approfittando del mio ingresso s’è conficcato sotto il primo mobile che ha trovato.
Dice che d’ora in poi dovrà fargli questo servizio una volta al mese perchè non possiamo vivere con tutti quei peli di gatto che volano per casa (come se cambiasse qualcosa).
Comunque al suo risveglio stamani ha avuto anche lei la sua lezione.
Entrata in cucina ho notato che per terra c’erano i suoi pantaloni neri in questo stato:

   

e naturalmente Omero, al lato del tavolo che si leccava con uno strano ghignetto stampato sul musetto: VENDETTA!!


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