Posts Tagged 'palestra'

Ma sarà mai possibile che..

…quando mi sento una strafiga, sprizzo gnoccaggine da tutti i pori, ho i capelli perfettamente ordinati (e non capita spesso), non ci sia nessun essere animato, escludendo i miei gatti, a beneficiare di cotanto splendore, mentre quando mi sento brutta, cicciona, spettinata, stanca, quando sono appena uscita da un’ estenuante lezione di palestra, necessito decisamente di una doccia e nei miei occhi aleggia un’unica parola C-A-S-A, incontri (in rigoroso ordine di apparizione):

– istruttore strafigo (Riccio non t’ingelosire), che di solito manco sa chi sia e che invece oggi mi saluta e mi chiama anche per nome;

– compagna delle elementari che credo di non aver più visto dall’ultimo giorno della quinta e che adesso avrà l’imprinting di una enormementesciatta-me;

– compagna del liceo che mi osserva per due minuti prima di riconoscermi;

-vicina di casa la quale pur vedendomi ogni santo giorno, stenta pure lei a capire chi io sia (andiamo bene!);

-due amiche (una delle quali tornata ieri dall’Erasmus), con cui seguivo alcuni corsi in palestra;

e per finire, una logorroica ragazza che lavora al desk che mi attacca un mega pippone e che probabilmente aveva più bisogno di sfogarsi di quanto ne avessi io.

Tra l’altro non che gli altri si siano accontentati di un semplice ciao, tra una cosa e l’altra sono tornata a casa alle 22.0o. Anche stasera.

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“Questa è vita?!” disse Pippo

Mi domando a cosa penserà, mentre solerte percorre avanti ed indietro ogni singolo millimetro di quel lucido pavimento. Ha l’aria concentrata e distaccata ma si intuisce che riflette. La osservo spesso, alla ricerca di una traccia che mi lasci intuire che se non altro mi vede, cerco continuamente di stabilire un contatto. Però non succede mai niente, lei va avanti col suo lavoro come se fosse la sola nella stanza. Non si fa distrarre da nessuno e qualunque forma di vita si imbatta malauguratamente sul suo percorso deve avere, senza ogni ombra di dubbio, dei riflessi estremamente pronti per evitare di esserene travolta.

Questo accade ormai da  qualche anno tutte le volte che nell’affollato spogliatoio della mia palestra passa la donna delle pulizie. Testa china sguardo vacuo scopettone in mano. Non mi guarda mai ed è come se sentendosi trasparente tra le tante vocianti valchirie /amazzoni dei giorni nostri munite di trendy e succinte tutine, avesse deciso di ignorarci tutte.

Tutte le volte che mi urta (magari anche volontariamente) mentre cerca di ripulire ed asciugare il pavimento dello spogliatoio le sorrido e mi scuso per essere sempre  nel mezzo. Non c’è mai stata una volta che mi abbia risposto, mai un cenno col capo, nè un incrocio di sguardi, proprio nulla.
-“E pensare che solitamente faccio amicizia anche con i muri”- Rifletto tra me e me.

Questa indifferenza mi manda in bestia ed incrementa in me la curiosità che da sempre nutro verso tutto ciò che non riesco ad inquadrare con facilità; è proprio allora che lascio vagare la mente e completamente  trasportata dalla fantasia cerco di immaginare ciò che non so.

Allora mi diventa chiaro come il sole che in realtà i suoi comportamenti devono essere dettati dal fatto che ci odia tutte profondamente. Ci disprezza e non può mascherarlo se non ignorandoci. Non può sopportare tutta quella frivolezza e quell’ambiente dove gli unici problemi seri sorgono nel momento in cui abbiamo finito la crema idratante o dimenticato a casa il bagno schiuma.

Oppure potrebbe anche stare semplicemente svolgendo con talmente tanta serietà il suo lavoro ed essere così concentrata da non curarsi di tutto ciò che la circonda e quindi potrei essere io a non sopportare la leggerezza di quelle ocheggianti e starnazzanti creature, avvolte in profumati e candidi asciugamani che si dedicano a loro stesse con la tutta la dovuta calma e costanza. Devo essere estremamente invidiosa del loro tempo infinito e della loro costanza. Mi manca quando potevo stare ore ad oziare senza dovermi preoccupare di centellinare il mio tempo.

Lavorare mi rende decisamente nevrotica e vaneggiante.


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