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Maledetta Primavera!

Questa anche se siamo ancora un po’ fuori stagione e sembra essere tornato il freddo, ve la devo proprio raccontare.
Il mio modo di capire quando è arrivata la primavera è del tutto particolare, oltre che dai carissimi uccellini che la mattina, se mi dimentico un pezzetto di persiana aperta, vengono a svegliarmi bussando col becco al vetro(sarò mica stata Biancaneve in una vita passata?), ho altri metodi infallibili, alcuni dei quali veramente assurdi, rigurdanti tutti i miei cari pazzi vicini.
Partendo in ordine dal mattino, quando è primavera, vengo svegliata alle sette dalla squadra di mocciosi che hanno quelli del piano terra.
In primavera hanno l’abitudine di alzarsi di buon’ora e riversarsi urlanti e felici a giocare nel loro giardino, sotto la supervisione del nonno che contribuisce con la sua vociona da orco, lì tutti si sbizzarriscono e berciano a pieni polmoni senza che nessuno dica loro niente.
Le loro vocine stridenti e piagnucolanti mi si piantano in testa e non mi danno tregua nonostante i doppi vetri che ci separano.
Proseguendo nell’arco della giornata, sbucato il primo sole pomeridiano, appena appena più caldo, i vicini che hanno la casa che si affaccia di fronte alla mia, danno spettacolo nella loro terrazza-mansarda.
Sono due signori di una certa età e il marito, un viscido ometto tutto pelle e ossa, mentre la moglie cicciottella tende i panni, dà sfoggio del suo fisicaccio mettendosi come un rettile immobile e completamente nudo, a prendere la tintarella, fregandosene o forse ignorando, che dei poveri disgraziati aprendo la finestara della terrazza, praticamente alla loro altezza, possano vedere dettagliatamente tutta la sua penzolante mercanzia.
Dulcis in fundo, passando per gli urli in tempo di pagelle, contro il figlio svogliato, della signora al piano di sotto, arriviamo dritti dritti alla sera.
In queste tiepide nottate, quelli del piano terra, nell’ala ovest, dopo avere cenato in compagnia dei loro ridenti amici, e avere fatto venire l’acquolina in bocca a tutti quelli dei piani superiori (compreso il mio che è l’ultimo), con l’odore di ciccia alla brace, senza offrirne neanche un pezzettino, pensano bene di coricarsi e da bravi quasi sposini, di darsi alla pazza gioia sotto le coperte (o in altri posti che non voglio sapere); unica pecca, le manie di grandezza della ragazza che non si risparmia gli urli focosi mentre tutto il palazzo si rigira nel letto sperando che se non altro il ragazzo sia poco dotato e finiscano in fretta.

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Storie di (stra)ordinaria follia

Sto studiando, la sento per le scale che arriva.”Ci siamo!” penso senza alzare la testa dal libro.
Chiave nella toppa, mezzo giro, è entrata.
Appena varca la soglia di casa già le cade di mano qualcosa. Sento un mugolio(il solito fastidioso brontolio che emette tutti i santi giorni) e poi mi chiama.
“Dove sei?”domanda berciando.
“Dove vuoi che sia?!Sempre al solito posto.”
Naturalmente non sente la risposta, quindi mi vedo costretta, alla ventesima chiamata, ad alzarmi e ad aprire la porta di camera in modo che possa se non altro vedermi.
Comincia la pantomima.
Porta spalancata, lei che si leva il cappotto, appoggia la borsa e le buste, se le ha, e comincia a spazzare.
“Mamma mia che sporcizia!!” continua a ripetere tra sè e sè.
Ora mi domando, sarà entrata da sì e no 5-6 minuti e già ci dà sotto di ramazza!Nemmeno fosse la Befana in persona.
Ecco che dopo avere posato la scopa, passa in rassegna tutto.Posa i suoi attenti occhi scrutatori ovunque e si improvvisa Ispettore Derrick, in cerca di una prova per incastrarmi.
“Hai fatto questo?”domanda a gran voce.
“Hai messo quest’altro al suo posto?”
Io, che dal momento esatto in cui è entrata in casa ho messo la modalità stand-by, mi risveglio e cambio astutamente impostazione.
E’ la volta della raffica di sì-sì a ripetizione.
Qualunque cosa chieda, anche se è troppo lontana perchè possa sentirla,la mia risposta sarà sempre la stessa.
Così va vanti per un po’ fino a quando:catastrofedellecatastrofi!!
“Dove ho messo gli occhiali?”
Il terrore cala sulla casa.
“No,di nuovo no!!”penso tra me mentre solerte mi accingo a tornare in camera.
“Mi aiuti a cercarli?”mi domanda piagnucolando dall’altra parte della porta accuratamente chiusa.
Ed ecco che comincia il suo gioco preferito:”La Caccia agli occhiali
Pensate le piace talmente tanto che non può fare a meno di giocarci per almeno 10-20 volte al giorno.
Funziona così:
Io continuo a farmi i fatti miei e, da dovunque mi trovi le do le indicazioni.
Per esempio, se so che è andata in cucina, le dirò di cercare lì, se so che ha aperto il tale armadio, glielo farò riaprire e così via finchè non si scopre il misterioso luogo dove sono magicamente fuggiti gli occhiali.
Il loro posto preferito, solitamente, è dentro la borsa oppure, nella loro comoda custodia.
Oggi pensate un po’ si erano attaccati, nientepopòdimeno, che sulla testa dell’arguta cercatrice!

E’ sì è proprio vero! La mamma è sempre la mamma!


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