Archive for the 'Sogni di Nicchia' Category

L’invasione dei gemelli Kaulitz

Stamattina, mentre ero ancora nella fase dello stropicciamento occhi, mezza stordita e incosciente, dopo avere messo a fuoco quello che ho avuto la sventura di sognare stanotte, stavo per prendermi un accidente.
Le immagini che mi sono passate davanti come un flash sono queste:
io vestita come una groopie, che urlo come una matta dagli spalti.
Sono evidentemente ad un concerto, attorno a me centinaia e centinaia di altre invasate saltanti che mi spingono e si sporgono non curanti delle persone che stanno calpestando mentre compiono il loro bizzarro teatrino.
Non so con chi sono lì ma sono felice, anzi ora che ci penso, disperata, e poi di nuovo felice, non riesco a stare ferma, sono incontrollabile come attraversata da continue scosse elettriche.
In mano tengo qualcosa di colorato e pieno di K e lo sventolo fiera.
Vedo intorno a me il delirio di quella massa di ragazzette incontrollabili, ma stranamente mi sento del tutto a mio agio in mezzo a loro.
Fino a quel momento è come se fossi stata avvolta in una bolla di sapone, i suoni non mi arrivano chiari, anche il palco mi sembra sfuocato.
Ma ecco che ad un tratto realizzo quello che tutte quante stanno urlando:
“BIIIIIIIIIIILLLLLLL,BIIIIIIIIIIIIIILLLLL!!!!!!”
Non capisco, ma vedo che la me nel sogno le imita e forse le supera anche:
“BIIIIIIIIIIIIIIIILLLLLL!!!Uaaaau Billllllll!!!”
Non appena guardo il cartello che tengo nella mano, tutto mi è finalmente chiaro!!
Questo è palesemente un incubo!!
Sono una Karampana patita dei Tokio Hotel e sto berciando a squacia gola che li amo da impazzire.
Non solo, nel momento in cui sbuca la inconsueta testolina del mio beniamino, comincio anche io a sporgermi, nel disperato tentativo di acciuffarlo.
Tutte mi imitano alcune urlano(non so se di dolore o d’eccitazione), anche io urlo e poi piango disperata quando credo che lui abbia incrociato il mio sguardo.

E’ inaudito una intera notte sprecata a fare la cretina al concerto di quattro tizi che mi fanno ribrezzo.
Eccosi spiegato il mal di testa che ho da tutto il giorno!

Quando si parla di..

..autosuggestione.
Ieri sera stavo tornando a casa con la macchina.
Come al solito prima devo scendere in garage che è nel sotterraneo.
Nel momento in cui l’enorme cancello si apre, la luce dovrebbe accendersi automaticamente, ma non so perchè quando lo faccio io, quella non ci pensa neanche a funzionare, e mi lascia per tutto il tempo che mi occorre per riporre la macchina, immersa totalmente nell’oscurità.
Anche dentro al mio garage non c’è luce, e per accenderla, dovrei comunque fare un pezzetto di strada a tentoni, per poi spengerla immediatamente.
Di solito, non mi rendo conto che sono al buio, ci sono abituata, ma ieri sera un particolare insolito mi ha fatta sobbalzare.
La porta antipanico, che permette a tutti quelli che hanno il garage di riversarsi sulle scale condomianiali, era mezza aperta.
Niente di strano se non fosse che essendo una porta molto pesante, tende a richiudersi automaticamente e per restare aperta ha bisogno di qualcosa che la blocchi a metà.
Quella visione mi ha fatto involontariamente scattare la molla della fantasia e la mia testa prima ancora che me ne rendessi conto ha cominciato a fluttuare tra macabre storie di agguati a sfondo di rapina, assassini assetati di sangue e malintenzionati, nascosti dietro ogni anfratto pronti ad assalirmi.
Ogni angolo nel giro di un secondo si è trasformato in un nascondiglio perfetto, e ogni ombra immobile in un tragico presentimento.
Terrorizzata, neanche ho chiuso il bandone del garage, sono letteralmente schizzata nella porta, me la sono trascinata dietro e dopo avere acceso la luce mi sono fatta tre rampe di scale saltando i gradini a quattro a quattro, dopo di che ho preso la chiave e tremante l’ho infilata nella toppa, per poi entrare in casa finalmente sana e salva!

Ti devi muovereee

Stanotte me la sono vista brutta.
Per poco non finivo ridotta a una forma di groviera.
Stavo guidando con mia nonna seduta accanto a me.
Tutto ad un tratto ci si pianta alle costole una macchina, non ricordo che macchina fosse, so solo che dal finestrino ha cominciato a sparare, un colpo dietro l’altro, mirando me e la nonna.
Spaventata ho accelerato, ma niente da fare, la macchina non accennava a smettere di inseguirci.
Dentro, presa da una furia incontrollabile c’era una donna, capelli arruffati e volto segnato dalla follia.
In faccia aveva un ghigno, una specie di compiaciuto sorriso, e in una mano la scintillante pistola.
La macchina aveva fori da tutte le parti, ma noi eravamo illese.
Finalmente vedo una salita, che portava ad una villa, in mezzo alla campagna, accelero e la macchina dietro, sembra non seguirci più.
Capisco che essendo vecchia, non era in grado di mantenere la nostra andatura, in salita per lo meno.
Arrivo nella villa e lascio la macchina ormai ridotta ad un rottame, prendo la nonna per mano e la trascino via all’interno della villa.
Lì si sta svolgendo un matrimonio, ma io non riconosco nessuno.
Nel frattempo vedo che la nostra inseguitrice ci ha trovate, scende di macchina, e urlando e ridendo comincia a sparare all’impazzata un colpo dietro l’altro, tra gli invitati che proseguono la cerimonia come se niente fosse.
Noi due corriamo da una stanza all’altra sempre tenendo d’occhio la nostra inseguitrice.
Quella sembra essersi dimenticata per un attimo di noi, ma poi non so come ci vede, e spara ancora, e ancora.
Dentro di me penso di sfruttare il fatto che il caricatore prima o poi finirà, ma quello sembra essere sempre pieno.
Trascino mia nonna, che nel frattempo è diventata mia zia, e mi accorgo che ha un graffio sul braccio e mi dice che una pallottola l’ha ferita di striscio.
Ci infiliamo in una sala piena di vetrate, che dall’esterno ha le porte chiuse, e attendiamo di veder passare la donna per poi fuggire.
Quella supera la prima vetrata, la seconda, ma si sofferma incantata, con ancora la pistola in mano, sulla terza.
Capisco che dobbiamo nasconderci meglio, e l’unico posto sicuro sembra essere il bagno.
La donna apre la vetrata e ci sorprende dietro la porta del bagno intimorite.
Un bercio rabbioso mi distrae, qualcuno si sta lamentando:
“Te l’ho già detto!Ti devi muovereeeeeeeee!”
“Guarda Andrea che adesso mi arrabbio sul serio!”
“Ma mamma, non c’è bisogno di urlare!Mi sto vestendo!”
“No Andrea, la scuola non ti aspetta!Mi stai facendo veramente veramente incazzareeeeeeee!”
Riconosco quelle voci apro un occhio, poi l’altro.
Per una volta le litigate alle otto di mattina dei vicini mi hanno salvato la vita.


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