Archive for the 'Ricordando' Category

“Tanta pazienza, forza e coraggio che la vita è un oltraggio”.

Mi è tornato alla mente solo adesso, chissà perchè, un episodio di tanto, forse fin troppo tempo fa. Quando ero ancora una bambina, ricordo che facendo capolino dalla mia classe, sull’infinito corridoio della scuola elementare, ascoltai una conversazione tra due maestre. Raccontavano di come una ragazzina, alunna modello, di una classe vicina alla mia, avesse svolto in maniera del tutto singolare un tema assegnatole in classe che aveva per argomento “Il Coraggio”, consegnando allo scadere del tempo il foglio con su scritto solo ed esclusivamente:” Questo è il coraggio. L.B.”.

Quel gesto mi colpì allora ed ancora oggi  è rimasto indelebile nella mia mente.

Solo adesso, a distanza di anni, mi accorgo che il vero coraggio di quella ragazzina non è stato tanto di consegnare completamente in bianco un compito che avrebbe potuto svolgere senza alcun problema, bensì quello di inserire su quel foglio il proprio nome.

Il suo coraggio è stato quello di decidere di prendersi la responabilità di ciò che aveva fatto, di  attribuirsi la paternità di tale gesto.

Così, prendendo esempio da lei decido di vivere ogni giorno, avendo il coraggio di rivendicare, nel bene o nel male ogni cosa mi riguardi. Voglio avere il coraggio di riconosce i miei errori, di guardarmi allo specchio a testa alta e questo perchè non amo mentire nè a chi mi circonda ogni giorno, nè tanto meno a me stessa.

Sono consapevole dei miei limiti, limiti che sembrano insormontabili per chiunque non abbia il coraggio di affrontarli. So riconoscere senza problemi che molto spesso quello che sono diventata non è neanche lontanamente vicino alla ragazza che avrei voluto essere, che alcune volte non mi riconosco più e che questo mi spaventa terribilmente.

Ho una paura folle di affrontare l’essere adulta,  perchè è sempre difficile lasciare la mano alla bimba che ero.

Sono però fermamente convinta che il coraggio vada a braccetto con la paura. “Non è coraggio se non hai paura” ed è proprio affrontando quest’ultima che ci si dimostra coraggiosi. Si scalano montagne invalicabili e che rimarranno tali se non si ha il coraggio di muovere il primo passo, per quanto incerto e traballante possa essere in principio.

Molto spesso mi trovo a fare i conti con la mia mediocrità e con il mio sentirmi solo una goccia in mezzo ad un oceano colmo di altre gocce, ma la volontà di affrontare a testa alta la vita mirando al superamento di questa mia superficialità mi rende determinata perchè sono convinta fermamente che si possa sempre migliorare, sempre che si abbia il coraggio di riconoscere la necessità di farlo.

Storie di tutti i giorni

Autobus 33 preso al volo come tutte le sere.

Poche persone sopra e tanti posti liberi. L’ideale per il rilassante viaggio verso casa. Ipod nelle orecchie con volume strabasso, giusto di sottofondo per non disturbare la lettura del libro della settimana (o forse dovrei dire delle settimane viste le 800 pagine di tomo).

Percorre poca strada il bus ed io sono assorta nella lettura come sempre. Ci sono ancora tre posti liberi, uno di fianco a me e due di fronte.

Nessuno si siede per qualche fermata.

Poi avverto la presenza di qualcuno alla mia destra. Non mi interessa e continuo a leggere.

Una busta di carta viene appoggiata sul sedile proprio davanti al mio e nello stesso attimo mi si apre un varco nella memoria. Vago un po’ e torno a qualche settimana fa. La scena era la stessa, il posto lo stesso, l’ora ed il bus gli stessi.

Allora, due signore erano salite  e mi avevano subito colpita. Una di loro aveva poggiato la sua busta sul sedile di fronte al mio. La prima elegante alta e sicura di se con una voce calda e rassicurante, dall’accento di qualche paese dell’est e l’altra, bassetta sportiva, forse filippina, voce argentina, con una parlata veloce e scattante.

Tra loro parlavano un italiano fitto fitto, ognuna a modo suo, ognuna storpiando parole su parole, correggendosi a vicenda ad ogni errore.

Le avevo osservate furtiva da dietro il mio libro individuando ogni particolare, sembravano buone amiche, così diverse ma con un’infinità di elementi che le accomunavano.

Il nostro incontro si era concluso quando, arrivata la mia fermata, avevo chiesto di poter passare e mentre mi allontanavo casualmente  avevo ascoltato una frase rivolta a me.

-“Che bella bambina vero?”-

Questo mi aveva fatto amare ancora di più le mie due simpatiche compagne di viaggio.

Torno ad oggi, quella busta mi fa girare di scatto. Stupita guardo alla mia destra.

Non posso crederci. Sono di nuovo loro e di nuovo parlano con la solita vivacità che le contraddistingue. Non mi riconoscono (e come potrebbero?) e questo mi permette di continuare ad osservarle nei loro modi di fare così unici. Sono colorate come sempre e fanno un gran mix di lingue, suoni, parole.

Non sembra passato neanche un giorno e la scena si ripete identica a qualche settimana fa. E’ una sensazione stranissima quella che provo e non posso fare a meno di sorridere per tutto il tragitto.

Come quella sera devo scendere. Chiedo permesso, forse anche con un eccessiva cortesia. Voglio vedere fino a che punto quella scena può ripetersi. on so cosa mi prende ma so che voglio spingerle, in uno slancio di perfezionismo, a riprodurre identico ogni singolo gesto.

Mi fanno passare e ringrazio ancora sorridendo. Rispondono al mio sorriso ancora più calorosamente. Sembra che stiano per riprendere il filo del discorso. Tendo le orecchie e resto in attesa..

-“Che bella bambina vero?”

Ancora non riesco a togliermi il sorriso dalla faccia. 😀

Un ricordo

Prima che arrivasse questa terribile perturbazione, che in questi giorni rende Firenze grigia, cupa, e fredda, avevo preso l’abitudine, viste le splendide giornate, di andare in giro sulla mia bicicletta blu acceso.
Mi piace troppo pedalare per le strade ed odorare il vento che mi sfiora il viso, e poi passare per tutte quelle viuzze e quei pertugi che con la macchina non si possono scoprire, ti senti un po’ padrone della strada sulla bicicletta, quando tutti stanno fermi e imbottigliati, tu puoi sempre trovare un modo per procedere e schivare il traffico.
Sebbene sia una bicicletta da uomo (con la canna per intenderci), e forse un po’ troppo grande per me, le sono affezionata.
La mia bicicletta, non è sempre stata mia, un tempo era del mio papà, lui la usava tutti i santi giorni, d’inverno e d’estate, col sole, con la pioggia, col vento e con la neve, tanto è vero che molte sono le volte che mi sono domandata come facesse.
Andava dappertutto con la sua bici, erano come una cosa sola.
Non potrò mai scordare, tutte le volte che l’ ho aspettato guardando dalla finestra, e la gioia che provavo, quando lo vedevo sbucare pedalando, da dietro i giardini pubblici. Tanti oltre a me lo ricordano così, semplicente che sorride, salutando, mentre pedala.
Soprattutto per questo mi piace molto andare in bici, perchè mi ricorda il mio papà, è come se un pezzo della sua anima, vivesse in quell’ammasso di ferraglia, e tutte le volte che faccio un tratto di strada, che tocco il manubrio, i pedali o il sellino un po’ rovinato, lui rivivesse con me, e sono sicura che mentre pedalava, almeno una volta ha provato le stesse mie sensazioni.
Ricordo anche quando bambina, di nascosto da lui, la prendevo e senza toccare neanche con i piedi per terra, mi concedevo qualche giretto per l’isolato, con una bici che sebbene, fosse decisamente troppo grande per me mi rendeva più felice di ogni altra cosa.
E come a lui era stata tramandata questa passione da suo padre, che da bambino lo portava in giro con sè sulla canna, così lui ha trasmesso a me il piacere di pedalare e di ricordare di quando ero io bambina trasportata a mia volta da lui.

Nostalgia

Stamattina mi è arrivata questa mail che è dedicata a tutti quelli che sono stati bambini nel periodo in cui si poteva esserlo.
Adesso i tempi sono cambiati…e i bambini non sono più quelli del nostro periodo.

Noi che…
Dedicato a chi c’era…
Noi che… ci divertivamo anche facendo ‘Strega comanda colore’ e ‘il lupo mangiafrutta’ e aggiungo io che facevamo le squadre urlando:”Chi vuol giocare metta il dito sotto!”
Noi che… facevamo ‘Palla Avvelenata’.Noi che… giocavamo regolarmente a ‘Ruba Bandiera’ (detto anche ‘bandierina’). Noi che… non ci facevamo mai mancare ‘dire fare baciare lettera testamento’. Noi che… i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva. Noi che… quando giocavamo col Lego facevamo anche castelli alti 6 piani che non si smontavano mai. Noi che sapevamo a memoria “La bella lavanderina” e “Tre civette sul comò”.
Noi che… chi andava in bici senza mani era il più figo. Noi che… anche quelli che impennavano però non se la tiravano poco. Noi che…suonavamo al campanello per chiedere se c’era l’amico in casa. Noi che… facevamo a gara a chi masticava più big babol contemporaneamente. Noi che… avevamo adottato gatti e cani randagi (nei casi peggioribruchi!)che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale, anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca. Noi che…i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa. Noi che… dopo la prima partita c’era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella. Noi che… giocavamo a ‘Indovina Chi?’ anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria.
Noi che… sul pullman della gita giocavamo a ‘nomi cose e città’ (e la città con la D era sempre Domodossola).Noi che… con 100 lire ti prendevi una cicca con 500 un pacchetto di figurine dei calciatori.Noi che… le cassette della Disney le abbiamo viste così tante volte che ora a distanza di anni sappiamo ancora cosa cantavano Robin Hood e Little John. Noi che… in TV guardavamo solo i cartoni animati (e abbiamo avuto la fortuna di vedere la prima serie dei power rangers..l’unica seria!!)
Noi che… avevamo i cartoni animati quelli belli!!! ma davvero!! quelli di adesso sono così tristi..(come i bambini che hanno solo quelli da guardare, purtroppo..)Noi che… litigavamo su chi fosse più forte tra le tartarughe ninja. Noi che… cercavamo di far sorridere i sofficini ma si rompevano sempre in 2. Noi che… non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato.Noi che… i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno a nostro rischio e pericolo. Noi che leggevamo Topolino, e alle volte lo leggiamo ancora. Noi che… c’era la macchina fotografica usa e getta e facevi fino a 20 foto!!!Noi che…non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola o della Bauli con l’albero decorato annesso. Noi che… le palline di natale erano di vetro e si rompevano.
Noi che… se guardavamo tutto il film fino alle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo!!Noi che… guardavamo film dell’orrore anche se si aveva paura (la maggiorparte di noi si ricorda IT, trasmesso su canale5..tutti l’hanno guardato nascosti da qualche parte!!) Noi che… giocavamo a calcio durante l’intervallo con..qualsiasi cosa! Noi che… suonavamo ai campanelli e poi scappavamo. Noi che… nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti. Noi che… il bagno si poteva fare solo dopo 2 ore che avevi finito di mangiare.
Noi che… a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali e senza rotelle. Noi che… quando a scuola c’era l’ora di ginnastica partivamo da casa in tuta e con le scarpette nello zaino. Noi che… se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore. Noi che… le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google. Noi che… internet non esisteva.
Noi che… la merenda a scuola te la portavi da casa. Noi che… si poteva star fuori in bici il pomeriggio. Noi che… se andavi in strada non era così pericoloso. Noi che… però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIM BUM BAM. Noi che… il primo novembre era ‘Tutti i Santi’, mica Halloween!
Noi che…ci manca quel periodo…Ma che fortuna esserci stati!

I’m back..

..arieccomi, torno di nuovo a scrivere, dopo una piccola vacanza; quattro splendidi giorni nelle bellissime montagne del Trentino.
Non mi sembra neanche di essere tornata a casa, mi sento completamente stordita, vuota e tanto tanto triste…
E’ la stessa sensazione che si prova quando si tappa un orecchio, i suoni arrivano, ma sono come filtrati, come avvolti nell’ovatta e non ci si rende conto di sentire bene finchè l’orecchio non si stappa del tutto, così mi sento io, avvolta in una nuvola, a metà tra sogno e realtà, sospesa, in attesa di atterrare..
Niente più giornate spensierate, si torna alla realtà, alle responsabilità, niente più sole, niente più freddo freddissimo, niente natura e soprattutto niente più neve.
Qui mi aspettano solo grigiumi, facce lunghe di persone indaffarate e tristi…e presto tornerò ad essere come loro, indaffarata, e anche un po’ più triste..
Quattro giorni mi sono bastati per staccare del tutto dalla fastidiosa ed opprimente routine, mi sembra di essere stata via per un mese e più.
Per un attimo ho avuto addirittura problemi ad usare il computer, tanto ero spaesata arrivata a casa.
Ma basta!
Per ora, non voglio più pensare, voglio chiudere gli occhi e fare finta di essere ancora là sulle montagne a divertirmi, non voglio ancora rendermi conto che l’unica cosa che ormai mi resta di questi magnifici giorni, sono una manciata di foto, le valigie da svuotare e un sacchetto di Brezel che probabilmente saranno già finiti nel momento in cui pubblicherò questo post.

Un tuffo nel passato

Finalmente oggi ho finito di scaricare, alcune delle puntate di quello che è e sempre resterà uno dei miei telefilm preferiti;anzi mi correggo quello che è il mio telefilm preferito in assoluto.
Sto parlando di X Files.
Fino da piccola, avrò avuto sì e no 10 anni, sono sempre stata attratta e nel contempo intimorita da tutto ciò che era soprannaturale.
Per me inspiegabile era uguale ad affascinante, venivo semplicemente travolta dalla curiosità ogni volta che le mie antenne di bambina captavano, il mistero.
E per tutto questo, con X Files ci andavo a nozze.
Anche solo il vedere la sigla iniziale mi ha riportata indietro nel tempo, alle sere di inverno passate davanti alla tv, sempre con la supervisione di papà, che controllasse alla fine della puntata che non mi fossi spaventata troppo.
Mi sono resa conto che di quel telefilm mi è mancato tutto; le storie, così avvincenti e colme di mistero, che mi facevano stare incollata alla poltrona, i protagonisti: Dana Skully, così seria e con i piedi per terra, calma e pacata in ogni situazione, razionale, scettica ma nel frattempo curiosa, Fox Mulder, il suo compagno d’avventure, un irrazionale per natura, impulsivo curioso fino all’inverosimile, e sempre pronto a credere nell’impossibile(solo grazie a lui vengo riaperti gli X Files).
Per non parlare poi dei personaggi “di contorno“, come ad esempio i tre geni informatici, personaggi bizzarri ed eccentrici ai quali i due agenti chiedono aiuto saltuariamente, e l’uomo che fuma, che racchiude in sè i tutti i segreti degli X Files stessi.
Mi erano mancate addirittura quelle piccole scritte, sul lato sinistro dello schermo, con le indicazioni dei luoghi nei quali venivano svolte le indagini…
E mi ricordo ancora quanto ci rimasi male, nel momento in cui venni a sapere che la nona sarebbe stata anche l’ultima serie!!
Neanche a farlo apposta, oggi, come se avessi sentito il loro richiamo, vengo a sapere che nel prossimo luglio, uscirà il secondo film!!
Sono impaziente di scoprire quali nuove avventure affronteranno i miei due beniamini, nel frattempo continuo la mia maratona delle vecchie serie!!xfiles.jpg


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