Archive for the 'Problemi' Category

Meravigliosa sensazione..

..sfercciare leggera lasciandosi sfiorare dalla tiepida e piacevole aria di maggio. Libertà assoluta, nessun pensiero gli occhi socchiusi che conoscono a memoria la strada. I capelli sciolti guidati solo dal vento, il sole non è ancora troppo caldo.
Ed ancora, ascoltare solo la musica della dolce brezza, quel suono che ha il potere di calmare cullandomi l’anima.
Poi l’equilibrio si rompe quando il maledetto davanti a me decide di lavare il parabrezza della sua auto e mi spruzza controvento di sapone, acqua e lucida realtà.

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Voglio una vita tranquilla

Camminava assorta nei suoi pensieri ma a passo deciso, sul marciapiede che costeggia la pista ciclabile, proprio nei pressi de “La Nazione”. Talvolta si fermava a leggere qualche cartellone di quelli che pubblicizzano spettacoli e forse stava anche progettando di sceglierne uno da vedere. Alle undici e mezza circa quella zona è molto affollata oltre che per le numerose macchine che sfrecciano sui viali paralleli, anche per la gran quantità di persone che tornano dal mercato di Sant’ Ambrogio (proprio a due passi) cariche di ogni sorta di cibarie buste e bustine. Non poteva neanche immaginare che accadesse niente di anomalo visto il contesto così tranquillo e soprattutto (siamo sempre fiduciosi che niente possa accaderci in pieno giorno quasi nel centro di una brulicante città e per giunta sotto gli occhi di tutti).

Non ha sentito invece che alle sue spalle qualcosa stava per succedere. Quando se n’è accorta era ormai troppo tardi perfino per gridare o per opporre una qualche resistenza.

Erano in due. Un ragazzo ed una ragazza entrambi ben vestiti, biondiccia e capelli lunghi che le spuntavano dal casco ed ondeggiavano candidamente lei, non identificabile lui. Le si sono avvicinati piano piano, devono averla puntata da un po’ ed osservata attentamente.  Una signora dal passo deciso sì ma di gracile corporatura e soprattutto con la borsa tenuta in mano dal lato della pista ciclabile. In  poche parole, devono essersi detti, una preda facile.

Si sono immessi come niente fosse all’interno della striscia rossa riservata alle bicilette. La ragazza si è piegata sulla destra, il ragazzo che guidava lo scooter per poco non perdeva l’equilibrio. Lei deve averla sfiorata appena, giusto quel tanto che è bastato per sfilarle di mano borsetta e buste..la presa leggera con cui teneva il tutto e lo stupore  della donna, le hanno sicuramente facilitato il compito.

Non si è resa conto di niente, non ha nè urlato nè ha cercato in qualche modo di reagire. Mia mamma è semplicemente rimasta impietrita in mezzo al marciapiede con l’unica immagine stampata in faccia della sua borsa che ondeggiava appesa al braccio di una sconosciuta e che si faceva sempre più piccola man mano che i due ladri si allontanavano prendendo velocità in sella al motorino e scomparendo verso il lungarno.

Come rovinare un bel regalo

Il sole è alto nel cielo e ci sta regalando uno splendido anticipo di primavera, dunque quale occasione migliore per sfruttare il mio ultimo regalo da neolaureata: percorso benessere e massaggio rilassante all’Hidron, noto centro benessere/palestra/piscina/tuttoquellochevuoitu bastachescucilagrana..

Non essendo praticissima dei meandri dell’hinterland fiorentino, o meglio di tutto ciò che esiste al di fuori del confine della città, decido per una volta di organizzarmi chiedendo la strada più breve al fedelissimo google maps. Armata di indicazioni scritte  per la fretta malamente ed in cirillico, sono pronta a partire alla volta del completo relax.

Tempo stimato di percorrenza 35 min circa.
Tutto procede per il meglio lungo il tratto di strada che so percorrere da sola..pregustando però, idromassggi, saune e bagni turchi mi distraggo e dimentico di guardare le indicazioni. Quando tra un semaforo e l’altro (se mi fermo faccio tardi) riesco a riesumare il fogliaccio dalla borsa, è tardi ormai anche per capire dove effettivamente abbia sbagliato. Mi convinco che la strada è comunque quella giusta e stupidamente decido di improvvisare:

– ” Quanto sarà mai difficile arrivare a destinazione?” –

Errore.

Mi infilo così dentro Campi Bisenzio, il paese nei pressi del quale dovrebbe essere sito il mega centro.

Comincia un’estenuante ricerca della via che su suggerimento di google dovrebbe essere dove invece non è. L’unico risultato che ottengo sono tutta una serie di giri fuori e dentro al paese che mi portano sempre allo stesso punto morto: zona a traffico limitato. Colta dal nervosismo per essermi sopravvalutata (e per essermi bruciata la telefonata a casa avendo lasciato il cell nonsobenedove) decido a malincuore di chiedere a qualcuno. Tutti anziani in giro (perchè L’Italia è decisamente un paese per vecchi), così tra un’indicazione e l’altra, l’unica cosa che deduco è che lo sto facendo sbagliato. Sono completamente fuori strada, l’Hidron non c’incastra quasi niente col paese, devo uscire da lì e proseguire lungo la statale:”Chi l’ha mandata qui?”- Mi sgrida un signore. -“Non va bene!! Deve arrivare all’Esselunga che è da tutta un’altra parte!”-

Esco dal paese e proseguo cercando un cartello o qualcosa che se non altro mi faccia arrivare nei pressi del supermercato.

Esselunga a  5 minuti!

-“Che sia finalmente nella giusta direzione?”-

Per altri dieci minuti vago disperatamente. Niente più cartelli, neanche un dannato palmipedone ad indicarmi la via e come se non bastasse, solo ed esclusivamente rotonde a confondermi il cervello. Mi accosto a un semaforo e chiedo per l’ultima volta ad una vecchietta.

-“L’Esselunga?L’è dall’altra parte eh!Miha qui!”-

Disperazione.

-“Senti nini, salgo in macchina e ti ci porto io che c’ho d’andare ai LIDIL che l’è accanto?!-

E mi monta in macchina senza battere ciglio. -“Santa donna! Chi ti ha mandata a togliermi da questo labirinto maledetto?”-

Cinque rotonde più in là arrivo FINALMENTE a destinazione, scarico il mio angelo in gonna di flanella e  sconvolta e incavolata mi accingo a trovare un posto nell’enorme (manco poi tanto) parcheggio.

Tempo impiegato 112 minuti.

FANCULO GOOGLE MAPS

A tutti i Blogger che passano di qui..

..comunico che non sono sparita definitivamente, nonostante l’apparente oblio che sembra avvolgermi (vero Theweird? 🙂 ).
In questi numerosi giorni sono stata moooolto indaffarata, ho un esame di matematica la prossima settimana( e come direbbe un certo puffo io oooodio la matematica), colloqui di lavoro e lavori che mi hanno portato via un sacco di tempo e mille altre cose che mi riempiono la giornata fino a sera con il risultato che quando stacco da tutto, preferisco leggermi un libro al calduccio del mio letto piuttosto che spippolare al computer..
Prometto però che passata questa momentanea crisi esistenziale e spazio-temporale, tornerò a scrivere, cominciando prima di tutto dalla nomination di Theweird e vi elencherò 6 cose che non conoscete di moi.
Per adesso vi saluto ma tornerò presto, anche perchè tutto sommato ora che sono qua a scrivere, mi rendo conto che un po’ mi mancava..
Ps.Saluto in particolare(come fossi dalla De Filippi) il Cappellaio, Theweird e Daemonia a presto ragazze!!
Nicchia

Follia familiare..

…c’è un giochino nuovo di zecca che mia mamma ha inventato e che le piace tanto fare coinvolgendomi, nei momenti in cui sono più impegnata.
Si chiama “mi tiro dietro la porta”.
Funziona così:
prima aspetta che io sia, o in bagno, a studiare, o al telefono, dopo di che mi bercia che sta andando in garage o in giardino.
Dopo essersi accertata che ho capito bene quello che mi ha urlato, esce dalla porta, la chiude, conta fino a due e poi mi suona il campanello, perchè vuole che le riapra e fino a quando non ho smesso di fare quello che stavo facendo rimane lì e suona disperatamente, come se non sapesse che sono in casa.
Attenzione, il giochino non riesce fino a quando io non apro la porta e le chiedo per quale diamine di motivo mi ha suonato un secondo dopo essere uscita, e lei con tutta naturalezza e anche un po’ risentita non mi risponde che si è tirata dietro la porta e aveva paura di non riuscire più ad entrare in casa.
Se il giochetto viene ripetuto per più di tre volte la mamma viene automaticamente eliminata.

Un maledetto sabato sera

Considerata la mia vita da monaca di clausura, tutta studio e niente uscite, c’era da aspettarselo che per una volta che il Sabato sera decidevamo di non tornare a a casa entro mezzanotte, accompagnati come al solito dalla carrozza di Cenerentola, ci succedesse una sciagura dietro l’altra.
Scaldiamoci subito con un piccolo incidente, provocato da una mia amica un po’ inesperta, che mentre stava uscendo da un parcheggio ha sfiorato appena una stupida Smart parcheggiata, senza freno a mano, che schizzando via è andata a travolgere un ragazzo che era sceso di motorino e lo stava parcheggiando.
Naturalmente, nonostante avesse ragione lui, anche se non si era fatto niente, ha fatto scattare il melodramma, inveendo contro la poveretta e dandole di imbecille(come se il suo passatempo preferito fosse quello di andare a creare reazioni a catena contro macchine instabili, per vedere quanti più disgraziati col motorino riusciva ad acciaccare!)
Dopo avere risolto questa piccola scaramuccia, andiamo al cinema per goderci il grande Johnny Depp in “Sweeney Todd“.
Mentre facciamo il biglietto, la mia lentezza nel tirare fuori i soldi precisi(mi voglio togliere assolutamente tutti i dannati spiccioli!!), fanno confondere la cassiera che cede il mio biglietto a quello in coda dietro di me e nel momento che riesco a pagare, insinua che il biglietto me l’ha già dato!
Naturalmente vengono in soccorso i miei cari amichetti che le dicono che si è sbagliata, allora, dopo vari sguardi furtivi, si decide e mi stampa un biglietto per Rambo…ehm no mi sa che ha sbagliato; accortasi dell’errore sbuffando e alzando gli occhi al cielo finalmente riesce a compiere il suo dovere, e anche io ricevo il mio biglietto.
Durante il film il proiettatore, sbaglia e ci fa vedere mezzo film senza sottotitoli, quando se ne accorge, rimette tutto daccapo, riproponendoci nei minimi dettagli le scene più truculente, che ero riuscita a scansare tappandomi gli occhi con la manina.
Finito il film circa a mezzanotte e mezza, usciamo dal cinema, andiamo a prendere una delle macchine e naturalmente i cari vigili della municipale, avevano deciso di fare man bassa portando via da davanti all’affollatissimo cinema qualunque veicolo che risultasse un minimo fuori posto(volevano proprio farci il busco)
Per fortuna che il mio ragazzo non mi dà mai ascolto e aveva parcheggiato in un vero parcheggio e non sulle strisce come gli avevo suggerito altrimenti avremo avuto seri problemi a spostarci.
Decidiamo di recuperare la macchina mancante subito, per toglierci il dente, chiamiamo la municipale e chiediamo dove dobbiamo andare.
Quelli senza scomporsi dicono che la vettura è stata semplicemente spostata con tanto di ganascia giallo sprezzante, in un’altra piazza che noi tutti supponiamo sia lì vicino.
Mezzi rintontiti avanziamo camminando fino a quella supposta piazza, naturalmente era tutto sbagliato, niente con quel nome esisteva da quelle parti.
Entriamo in un bar scansando ubriachi che vomitavano e soggetti veramente poco raccomandandabili, ma nessuno sembra conoscere la piazza incriminata.
Decidiamo di richiamare la municipale per avere ulteriori indizi, sulla nostra caccia alla macchina.
Le indicazioni sono le più vaghe che potessero darci, ma almeno sappiamo che la zona nella quale dobbiamo cercare non è quella in cui siamo.
Montiamo sull’unico veicolo rimasto e andiamo un po’ alla cieca, nella direzione indicata, con in testa un nome che neanche siamo sicuri di avere capito correttamente.
Nello stesso tempo, da casa ci arrivavano le voci che neanche sullo stradario esisteva niente di simile.
Alla fine verso le una e mezza sbuchiamo nella piazza del mercato e per un non so quale sesto senso scendiamo; lì ci troviamo di fronte alla macchina requisita.
Naturalmente il nome che ci avevano fornito non era quello giusto e sullo stradario, non c’era niente per il semplice fatto che il signor Annigoni(titolare appunto della piazza), era morto solo da un paio d’anni ragione per cui il suo nome era stato adoperato solo di recente.
Lì un po’ infreddoliti chiamiamo il carro attrezzi che deve togliere le ganasce, dice che ci mette venti minuti, ma naturalmente arriva dopo quasi un’ora, ci trova lì bubbolanti e colpevoli e non gli facciamo neanche un po’ pena, ci spilla 100 euro, più 75 di multa, e non si fa ammorbidire neanche dalle mie (siiiimpaticizzime) battute, che di solito mi fanno guadagnare sconti nei negozi.
Finalmente liberi, possiamo tornarcene a casa, un po’ tristi, un po’ divertiti per la sfiga della serata, ma soprattutto moolto più leggeri..nel portafoglio(sigh!).

Maledetta Primavera!

Questa anche se siamo ancora un po’ fuori stagione e sembra essere tornato il freddo, ve la devo proprio raccontare.
Il mio modo di capire quando è arrivata la primavera è del tutto particolare, oltre che dai carissimi uccellini che la mattina, se mi dimentico un pezzetto di persiana aperta, vengono a svegliarmi bussando col becco al vetro(sarò mica stata Biancaneve in una vita passata?), ho altri metodi infallibili, alcuni dei quali veramente assurdi, rigurdanti tutti i miei cari pazzi vicini.
Partendo in ordine dal mattino, quando è primavera, vengo svegliata alle sette dalla squadra di mocciosi che hanno quelli del piano terra.
In primavera hanno l’abitudine di alzarsi di buon’ora e riversarsi urlanti e felici a giocare nel loro giardino, sotto la supervisione del nonno che contribuisce con la sua vociona da orco, lì tutti si sbizzarriscono e berciano a pieni polmoni senza che nessuno dica loro niente.
Le loro vocine stridenti e piagnucolanti mi si piantano in testa e non mi danno tregua nonostante i doppi vetri che ci separano.
Proseguendo nell’arco della giornata, sbucato il primo sole pomeridiano, appena appena più caldo, i vicini che hanno la casa che si affaccia di fronte alla mia, danno spettacolo nella loro terrazza-mansarda.
Sono due signori di una certa età e il marito, un viscido ometto tutto pelle e ossa, mentre la moglie cicciottella tende i panni, dà sfoggio del suo fisicaccio mettendosi come un rettile immobile e completamente nudo, a prendere la tintarella, fregandosene o forse ignorando, che dei poveri disgraziati aprendo la finestara della terrazza, praticamente alla loro altezza, possano vedere dettagliatamente tutta la sua penzolante mercanzia.
Dulcis in fundo, passando per gli urli in tempo di pagelle, contro il figlio svogliato, della signora al piano di sotto, arriviamo dritti dritti alla sera.
In queste tiepide nottate, quelli del piano terra, nell’ala ovest, dopo avere cenato in compagnia dei loro ridenti amici, e avere fatto venire l’acquolina in bocca a tutti quelli dei piani superiori (compreso il mio che è l’ultimo), con l’odore di ciccia alla brace, senza offrirne neanche un pezzettino, pensano bene di coricarsi e da bravi quasi sposini, di darsi alla pazza gioia sotto le coperte (o in altri posti che non voglio sapere); unica pecca, le manie di grandezza della ragazza che non si risparmia gli urli focosi mentre tutto il palazzo si rigira nel letto sperando che se non altro il ragazzo sia poco dotato e finiscano in fretta.


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