Archive for the 'Familiari' Category

Presunzione..

…ed estrema indelicatezza, quando mia madre, compiaciuta, continua a ripetere alla sua amica visibilmente in sovrappeso e perennemente a digiuno, che LEI si è appena mangiata mezza torta col ripieno di cioccolato, perchè LEI può mangiare quanto le pare e piace, perchè anche se mangiasse un’intera pasticceria LEI non ingrasserebbe.

Che ci vuoi fare cara, sono fortune che difficilmente capitano; per tutti gli altri è sufficiente togliere gli specchi dalle stanze.

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Pessime abitudini # 1

Quando ti stai nutrendo, più per noia che per bisogno, una volta finito stai riponendo le stoviglie e sul tavolo vedi una minuscola ed insignificante briciolina che credi sia del pane integrale che hai fagocitato tre minuti prima, la raccogli tra il medio ed il pollice e te la porti alla bocca distrattamente trovandoti a gustare un pezzo di croccantino del gatto.
Un po’ come quando mia mamma raccolse da terra uno scorpione morto credendo fosse un pezzo di cipolla cotta ed io entrata in cucina per puro caso la sorpresi nell’attimo in cui ne stava per fare un sol boccone..
Pessima eredità.

Voglio una vita tranquilla

Camminava assorta nei suoi pensieri ma a passo deciso, sul marciapiede che costeggia la pista ciclabile, proprio nei pressi de “La Nazione”. Talvolta si fermava a leggere qualche cartellone di quelli che pubblicizzano spettacoli e forse stava anche progettando di sceglierne uno da vedere. Alle undici e mezza circa quella zona è molto affollata oltre che per le numerose macchine che sfrecciano sui viali paralleli, anche per la gran quantità di persone che tornano dal mercato di Sant’ Ambrogio (proprio a due passi) cariche di ogni sorta di cibarie buste e bustine. Non poteva neanche immaginare che accadesse niente di anomalo visto il contesto così tranquillo e soprattutto (siamo sempre fiduciosi che niente possa accaderci in pieno giorno quasi nel centro di una brulicante città e per giunta sotto gli occhi di tutti).

Non ha sentito invece che alle sue spalle qualcosa stava per succedere. Quando se n’è accorta era ormai troppo tardi perfino per gridare o per opporre una qualche resistenza.

Erano in due. Un ragazzo ed una ragazza entrambi ben vestiti, biondiccia e capelli lunghi che le spuntavano dal casco ed ondeggiavano candidamente lei, non identificabile lui. Le si sono avvicinati piano piano, devono averla puntata da un po’ ed osservata attentamente.  Una signora dal passo deciso sì ma di gracile corporatura e soprattutto con la borsa tenuta in mano dal lato della pista ciclabile. In  poche parole, devono essersi detti, una preda facile.

Si sono immessi come niente fosse all’interno della striscia rossa riservata alle bicilette. La ragazza si è piegata sulla destra, il ragazzo che guidava lo scooter per poco non perdeva l’equilibrio. Lei deve averla sfiorata appena, giusto quel tanto che è bastato per sfilarle di mano borsetta e buste..la presa leggera con cui teneva il tutto e lo stupore  della donna, le hanno sicuramente facilitato il compito.

Non si è resa conto di niente, non ha nè urlato nè ha cercato in qualche modo di reagire. Mia mamma è semplicemente rimasta impietrita in mezzo al marciapiede con l’unica immagine stampata in faccia della sua borsa che ondeggiava appesa al braccio di una sconosciuta e che si faceva sempre più piccola man mano che i due ladri si allontanavano prendendo velocità in sella al motorino e scomparendo verso il lungarno.

Forse aveva ragione Erode..

Immaginiamo che abbia fatto un fioretto che consiste nel cercare con tutte le mie forze di essere una brava figlia. Di essere paziente e garbata, di non rispondere male e provare a rendere il meno  difficile possibile l’esistenza a colei che dovrebbe essere la figura più importante per me, perchè mi ha donato nientepopòdimeno che la vita!

Ok. Immaginiamo anche che la suddetta persona, che per facilità chiamerò Mamma, non sia assolutamente quella che si può definire un soggetto facile e che tra i suoi passatempi preferiti, oltre alla simpatica tendenza a farsi prendere dal panico per qualunque cosa di storto le accada, dalla perdita degli occhiali, a quella delle chiavi alla scomparsa dei del gatto, ami alla follia “petulare” e per petulare io intendo rompere le balle insistentemente e all’infinito. Più l’interlocutore la pensa diversamente da lei e la contraddice, più lei si diverte e ripete come fosse un vecchio vinile graffiato le stesse frasi, con la stessa cadenza, gli stessi gesti e le stesse espressioni. Va avanti e avanti ininterrottamente con la sua pantomima, ignorando completamente chiunque abbia di fronte, finchè al disperato antagonista non resta che capitolare. Ci riesce sempre e con tutti, ma è proprio con il sangue del suo sangue che fallisce. Anni di addestramento fino da quando ero poppante, mi hanno programmata per DISTRUGGERE. Non ci sono urla che tengono, nè minacce che possano spaventarmi. I frequenti litigi contornati da belle paroline che solo colei che prova un profondo amore materno può pronunciare sono dunque inevitabili. Quando litighiamo, lo ammetto, più che a madre e figlia somigliamo più a due muli che si ragliano contro.

Se non avessi deciso che litigare non giova nè a me e nè a lei e che se lei in 25 anni non lo ha capito, non lo capirà mai, questa sera non sarebbe stata da meno.

Per evitare di distruggere la quiete che solo la domenica pomeriggio sa creare, decido di assecondarla e di accompagnarla al cinema. Nonostante la prospettiva di assistere all’ennesima commediola italiana, banale, già vista e forzatamente spiritosa non mi allettasse per niente, mi dico che invece potrebbe essere un buon momento per provare la tessera cinema3 con la quale dovrei entrare al cinema una volta la settimana e senza pagare! (Messaggio promozionale).

Naturalmente lì dove il gratis è nato c’è anche lei ed è così che anche mia mamma oramai da due mesi usufruisce di questo servizio e si sente estremamente realizzata nel varcare le pesanti porte di ogni qualsivoglia cinema, senza l’angoscia di sentirsi urlare “un fiorno!”

La coda alla biglietteria e più lunga del previsto. Noi due, ritardatarie croniche siamo in attesa del nostro turno, io silente e sinceramente un po’ imbarazzata per essere come una dodicenne al cinema con la Mamma, lei agitata come sempre, impaziente scalpitante e lamentosa con ogni singola cellula del suo infagottato corpo.

Avvantaggiarsi per non perdere neanche un prezioso secondo del nostro tempo, è sembrata ad entrambe la soluzione migliore. Ed ecco che dalla borsa di Eta Beta escono i documenti da mostrare in abbinamento alla famigerata tessera del potere.

Naturalmente faccio passare la mia scalpitante accompagnatrice che porge il passaporto ( manco dovesse espatriare) alla bigliettaia ed aspetta per niente paziente.

Lei lo apre, controlla il nome sulla scheda e cerca una qualche corrispondenza. Lo guarda e lo riguarda più e più volte.

Vista dall’altra parte del vetro non sembrerebbe un’impresa così difficile e la Mamma già sbuffa scocciata, lanciando fulmini ed occhiatacce a destra ed a manca.

“Insomma, inizia il film..ci sono problemi?”

“Signora..come si chiama?”

“Ma come non capisco, c’è scritto lì come mi chiamo!”

“Ha due nomi e due cognomi per caso?” E continua a guardare i documenti scandendo a bassa voce ciò che sta leggendo.

Spiaccicandomi contro il gabbiotto, intravedo là dove dovrebbe figurare una bionda sessantenne una bionda venticinquenne. Il mio passaporto al di là del vetro lascia intuire l’arcano.

“Noo, ho preso per errore il documento di mia figlia!E  adesso come faccio??!” Si lagna già pronta a vendersi un rene pur di non sganciare manco un soldo.

Un bel- “cazzi suoi“- lanciato con lo sguardo, la fa subito tuffare nella borsa alla ricerca di  una soluzione. Lì tra lampadari, praline di naftalina ed altre mille, utili suppellettili che mai e poi mai possono mancare nella borsa di una signora, riesce a trovare una stinta carta d’identità dell’uno quando non c’era nessuno, che la bigliettaia accetta giusto per non sperimentare le altre sue mille risorse.

-“Vada adesso,vada”- Porannoi!

Siamo finalmente nella sala che visto l’alto livello della pellicola è praticamente deserta. Mando avanti lei che così sceglie come le pare. Dopo un’accurato studio della planimetria del cinema ci sediamo proprio mentre il film sta iniziando. Tempo due minuti e due simpatiche signore ci bussano alla spalla. Tra la mia sordità e il loro accento francese posso solo intuire dai loro mimi che, porcavacca, siamo sedute in quello che ritengono il loro posto. Provo a farmi capire dicendo che sono tutti seduti dove vogliono (e che cavolo, col cinema vuoto manco fosse un mercatino di Natale a ferragosto proprio qui dovevate venire?) .

Niente, ci rifilano un:- “Non capisce quelo che disce..”- e ci fanno sloggiare fino all’estremità laterale salvo poi, una volta sistemate, chiederci di quale film si trattasse.

La serata sembra volgere ormai al termine e finalmente ci avviamo alla macchina. Io strascicando i piedi dietro e lei avanti con passo rapido. Si ferma di botto davanti ad una macchina e aspetta.

-“Apri?”-

-“Cosa?”

-“Apri la macchina, piove!”-

-“..certo!Ma, toglimi una curiosità..da quando abbiamo una Mercedes?”-

Dialoghi surreali #2

Mia mamma ed io a pranzo. Stranamente insieme, stranamente sedute allo stesso tavolo, alla stessa ora anche se con cose differenti nel piatto.

Eccezionalmente intente a fare conversazione.

-“Così sabato hai deciso di andare al mare?”-Chiedo fingendo interesse.

-“Già, prenderò la nostra macchina che è più spaziosa”-

Pessima notizia.

-“Devi riempirla molto?”-

-“No, io no. E’ la mia amica che deve caricare un PUFFO.”-

-“Scusa non ho capito..come?-

-“Un Puffo..puff..o..”-

-“Ah, un puff!!”

-“Puffo, puff..Boh?!-

-“Uhm.. e di che colore?”- Sghignazzo..

-“Beh, BLU!!”-

..e di che colore altrimenti?!

V per Vendetta!

Appena entrata in casa ieri sera ho fiutato l’odore della tragedia.
Una strana tensione aleggiava nell’aria e senza neanche superare la soglia ho indovinato che mia mamma aveva avuto una delle sue brillanti idee.
Miagolii e chiacchiericci soffocati provenivano dalla cucina.
Il povero gatto Omero sdraiato sulla pancia fermo, stretto nella morsa letale dell’asciutta e forte mano della mamma:
“Su da bravo stai fermo, fatti pettinare!”
“Meouuu!!Meouu!”
“Omero per piacere,.., No!Cattivo gatto, non mi graffiare!Ahiiiiiiii, Lascia, lascia la maglia OMERO!!!”
Naturalmente la vittoria ce l’ha avuta lei.
Dalla nube di peli che fluttuavano nella cucina (sì proprio dove mangiamo!), è uscita mia mamma con il suo trofeo, una spazzola per animali completamente piena di ciocche di pelo (morto mi auguro) del povero gatto rosso che, nel frattempo, approfittando del mio ingresso s’è conficcato sotto il primo mobile che ha trovato.
Dice che d’ora in poi dovrà fargli questo servizio una volta al mese perchè non possiamo vivere con tutti quei peli di gatto che volano per casa (come se cambiasse qualcosa).
Comunque al suo risveglio stamani ha avuto anche lei la sua lezione.
Entrata in cucina ho notato che per terra c’erano i suoi pantaloni neri in questo stato:

   

e naturalmente Omero, al lato del tavolo che si leccava con uno strano ghignetto stampato sul musetto: VENDETTA!!

Perle di mamma

Lo so che sto diventando monotematica, ma cosa ci posso fare se con la Primavera mia mamma mi regala una perla dopo l’altra.
Quando è distratta, è quasi simpatica!!

“Mamma, guarda c’hai la bottega aperta!!” (per bottega, non so da voi ma qua in Toscana intendiamo la cerniera dei pantaloni).
Lei si gira e scocciata, continuando a lavare i piatti mi risponde:
“Ci sarà anche il bar aperto!!”

Ammetto che c’ho messo un po’ per realizzare che non stava scherzando..


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