Archive for the 'Baggianate' Category

To refill..

..ricaricare: v.tr. [sogg-v-arg] Caricare qlco. un’altra volta: ad esempio, r. il fucile, r. la batteria.

Meglio. Il toner in polvere della stampante, che da giorni viene agitato con la speranza smetta di sputare fogli segnati solo da rade obreggiature.

Quando farlo? Considerando che coloro che si sono prontamente offerti volontari per adempiere al suddetto incarico, di danni ne combinano un’infinità, quale momento più adatto se non quello in cui allo studio farà incursione la Signora-sono-la-proprietaria-della-baracca-se-trovo-qualcosa-fuori-posto-vi-faccio-ripagare-anche-le-vostre-mamme?

Insomma per farla breve la ricarica toner a quattro mani è finita con me che spargevo polvere fuligginosa in ogni dove lasciando intuire la mia pessima mira. Il collega C. (e qui C. sta per Complicedeimieimisfatti) che cercava di ovviare al mio danno pulendo carponi il delicatizzimo parquet della Signora-sono-la-proprietaria-bla-bla, sperando nel frattempo che la stessa si togliesse velocemente dai cosìdetti.

Ed unico risultato ottenuto: maggiore spargimento di polveraccia nera raggrumata in cerchi concentrici per tutto il pavimento stile madonnaro di the ring e proprietaria che in corner viene distratta e sviata da una caritatevole collega che sentiti gli strani gridolini e risolini provenienti dalla mia stanza decide di salvare le nostre immeritevoli e scellerate anime.

Che dite, se ne sarà accorto il Boss che anche oggi avevamo poca voglia di lavorare?


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Dialoghi surreali # 3

Al lavoro in un momento di cazzeggio non autorizzato mentre col collega C. guardiamo fuori dalla finestra della mia stanza padre e figlio che giocano a ping-pong.

Io..
-” Se mio figlio si mettesse i pantaloni mimetici, probabilmente non lo farei uscire di casa..”-

C.
-“…se tuo figlio si vestisse mimetico probabilmente non ti accorgeresti neanche quando esce di casa..”-

“Questa è vita?!” disse Pippo

Mi domando a cosa penserà, mentre solerte percorre avanti ed indietro ogni singolo millimetro di quel lucido pavimento. Ha l’aria concentrata e distaccata ma si intuisce che riflette. La osservo spesso, alla ricerca di una traccia che mi lasci intuire che se non altro mi vede, cerco continuamente di stabilire un contatto. Però non succede mai niente, lei va avanti col suo lavoro come se fosse la sola nella stanza. Non si fa distrarre da nessuno e qualunque forma di vita si imbatta malauguratamente sul suo percorso deve avere, senza ogni ombra di dubbio, dei riflessi estremamente pronti per evitare di esserene travolta.

Questo accade ormai da  qualche anno tutte le volte che nell’affollato spogliatoio della mia palestra passa la donna delle pulizie. Testa china sguardo vacuo scopettone in mano. Non mi guarda mai ed è come se sentendosi trasparente tra le tante vocianti valchirie /amazzoni dei giorni nostri munite di trendy e succinte tutine, avesse deciso di ignorarci tutte.

Tutte le volte che mi urta (magari anche volontariamente) mentre cerca di ripulire ed asciugare il pavimento dello spogliatoio le sorrido e mi scuso per essere sempre  nel mezzo. Non c’è mai stata una volta che mi abbia risposto, mai un cenno col capo, nè un incrocio di sguardi, proprio nulla.
-“E pensare che solitamente faccio amicizia anche con i muri”- Rifletto tra me e me.

Questa indifferenza mi manda in bestia ed incrementa in me la curiosità che da sempre nutro verso tutto ciò che non riesco ad inquadrare con facilità; è proprio allora che lascio vagare la mente e completamente  trasportata dalla fantasia cerco di immaginare ciò che non so.

Allora mi diventa chiaro come il sole che in realtà i suoi comportamenti devono essere dettati dal fatto che ci odia tutte profondamente. Ci disprezza e non può mascherarlo se non ignorandoci. Non può sopportare tutta quella frivolezza e quell’ambiente dove gli unici problemi seri sorgono nel momento in cui abbiamo finito la crema idratante o dimenticato a casa il bagno schiuma.

Oppure potrebbe anche stare semplicemente svolgendo con talmente tanta serietà il suo lavoro ed essere così concentrata da non curarsi di tutto ciò che la circonda e quindi potrei essere io a non sopportare la leggerezza di quelle ocheggianti e starnazzanti creature, avvolte in profumati e candidi asciugamani che si dedicano a loro stesse con la tutta la dovuta calma e costanza. Devo essere estremamente invidiosa del loro tempo infinito e della loro costanza. Mi manca quando potevo stare ore ad oziare senza dovermi preoccupare di centellinare il mio tempo.

Lavorare mi rende decisamente nevrotica e vaneggiante.


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