Archivio per marzo 2011

Non serve aspettare!

Fateli tornare a casa subito! Si alza come una sola voce un coro composto da un compatto gruppo di familiari amici e simpatizzanti dell’orchestra del Maggio Musicale di Firenze baluardo e vanto dell’intera città, che in questi giorni è in tournèe proprio a Tokyo, quale portavoce della cultura fiorentina e soprattutto Italiana nel mondo. Il gruppo composto per l’occasione da oltre 300 elementi tra orchestrali, teatranti, macchinisti ed organizzatori si trova ad affrontare una prova ben più difficile di quella che si aspettava. Ad appena tre giorni dal sisma e dallo Tzunami che hanno scosso il Giappone e con un importante e sempre crescente allarme nucleare che pende sulle loro teste, un problema troppo serio per essere trascurato e che potrebbe peggiorare viste le previsoni che minacciano piogge acide, non vogliono farli tornare a casa. Ancora una volta l’interesse economico (non è un segreto la grossa difficoltà che sta affrontando questa orchestra a seguito dei numerosi tagli ai fondi disponibili) è più forte di tutto, più forte ancora delle vite umane, vediamo ancora una volta che l’italia non ci aiuta, che tutti i paesi europei stanno chiedendo ai loro cittadini di ritornare in patria, ma  in Italia no, si ignorano i problemi si fa finta che tutto vada bene e invece tutto bene non va!

Questo è quello che scrive oggi uno degli orchestrali su Facebook:

Va tutto bene! Siamo tranquilli! Ci piace dondolare come canne al vento centinaia di volte al giorno! Ci piace buttarci sul letto vestiti sperando in un po’ di tregua tra una scossa e l’altra! Ci piace fare gli “splendidi”, vestiti in frack, abiti scuri, costumi di scena, tute da lavoro nei teatri dai quali potremmo forse uscire in tempo e interi prima che ci arrivi addosso qualche scena o qualche occhio di bue! Ci piace sottoporci ad uno screening a base di una serie letale di radiografie senza pagare nemmeno il ticket! Vogliamo restare qua ad immolarci per l’arte, per quella cultura con la quale “non si mangia” ma che, evidentemente, dà da mangiare a tanti che però, purtroppo, non siamo noi! AIUTO!!!!

All’Italia serve l’evidenza, non c’è mai prevenzione in Italia, si preferisce sempre arrivare un attimo dopo e dire si poteva evitare, eh già altrimenti di cosa potrebbero discutere i nostri amati opinionisti nei tanti salottini televisivi?

Solo quattro  parole: FATELI TORNARE A CASA!
http://www.facebook.com/pages/Tornate-a-casa/158184404238829

Ma sarà mai possibile che..

…quando mi sento una strafiga, sprizzo gnoccaggine da tutti i pori, ho i capelli perfettamente ordinati (e non capita spesso), non ci sia nessun essere animato, escludendo i miei gatti, a beneficiare di cotanto splendore, mentre quando mi sento brutta, cicciona, spettinata, stanca, quando sono appena uscita da un’ estenuante lezione di palestra, necessito decisamente di una doccia e nei miei occhi aleggia un’unica parola C-A-S-A, incontri (in rigoroso ordine di apparizione):

– istruttore strafigo (Riccio non t’ingelosire), che di solito manco sa chi sia e che invece oggi mi saluta e mi chiama anche per nome;

– compagna delle elementari che credo di non aver più visto dall’ultimo giorno della quinta e che adesso avrà l’imprinting di una enormementesciatta-me;

– compagna del liceo che mi osserva per due minuti prima di riconoscermi;

-vicina di casa la quale pur vedendomi ogni santo giorno, stenta pure lei a capire chi io sia (andiamo bene!);

-due amiche (una delle quali tornata ieri dall’Erasmus), con cui seguivo alcuni corsi in palestra;

e per finire, una logorroica ragazza che lavora al desk che mi attacca un mega pippone e che probabilmente aveva più bisogno di sfogarsi di quanto ne avessi io.

Tra l’altro non che gli altri si siano accontentati di un semplice ciao, tra una cosa e l’altra sono tornata a casa alle 22.0o. Anche stasera.

“Ah regazzì,….”

Schiamazzanti, sdruciti, maleducati ragazzoni. Sono molesti  con chiunque abbia la sciagura di finire nella loro rete, giocano a calcio come se la grande piazza davanti al supermercato fosse loro. Calciano violentemente e senza esercitare alcun controllo sul pallone di cuoio e sono completamente incuranti delle persone che per forza di cose sono costrette a passare di lì. Più volte rischiano di colpire vari passanti carichi di buste e non si curano neanche di chiedere scusa. Il più grosso e sguaiato di loro bercia ai suoi compagni di squadra dando ordini a destra e a manca. Ha lui il possesso della palla, l’appoggia per terra e carica il calcio senza  preoccuparsi di moderare la sua potenza. La palla è in aria e curva, curva velocemente nella mia direzione.

Sono consapevole che se solo volessi potrei fermarla o potrei se non altro deviarla, evitando che finisca lontana giù per la strada brulicante di macchine.

Ci penso quel tanto che basta per fare un piccolo passo sulla destra e sentire il movimento dell’aria proprio vicino alla mia testa.

Oggi no, non mi va di essere buona.

Vattelo a riprendere il tuo maledetto pallone.

“Tanta pazienza, forza e coraggio che la vita è un oltraggio”.

Mi è tornato alla mente solo adesso, chissà perchè, un episodio di tanto, forse fin troppo tempo fa. Quando ero ancora una bambina, ricordo che facendo capolino dalla mia classe, sull’infinito corridoio della scuola elementare, ascoltai una conversazione tra due maestre. Raccontavano di come una ragazzina, alunna modello, di una classe vicina alla mia, avesse svolto in maniera del tutto singolare un tema assegnatole in classe che aveva per argomento “Il Coraggio”, consegnando allo scadere del tempo il foglio con su scritto solo ed esclusivamente:” Questo è il coraggio. L.B.”.

Quel gesto mi colpì allora ed ancora oggi  è rimasto indelebile nella mia mente.

Solo adesso, a distanza di anni, mi accorgo che il vero coraggio di quella ragazzina non è stato tanto di consegnare completamente in bianco un compito che avrebbe potuto svolgere senza alcun problema, bensì quello di inserire su quel foglio il proprio nome.

Il suo coraggio è stato quello di decidere di prendersi la responabilità di ciò che aveva fatto, di  attribuirsi la paternità di tale gesto.

Così, prendendo esempio da lei decido di vivere ogni giorno, avendo il coraggio di rivendicare, nel bene o nel male ogni cosa mi riguardi. Voglio avere il coraggio di riconosce i miei errori, di guardarmi allo specchio a testa alta e questo perchè non amo mentire nè a chi mi circonda ogni giorno, nè tanto meno a me stessa.

Sono consapevole dei miei limiti, limiti che sembrano insormontabili per chiunque non abbia il coraggio di affrontarli. So riconoscere senza problemi che molto spesso quello che sono diventata non è neanche lontanamente vicino alla ragazza che avrei voluto essere, che alcune volte non mi riconosco più e che questo mi spaventa terribilmente.

Ho una paura folle di affrontare l’essere adulta,  perchè è sempre difficile lasciare la mano alla bimba che ero.

Sono però fermamente convinta che il coraggio vada a braccetto con la paura. “Non è coraggio se non hai paura” ed è proprio affrontando quest’ultima che ci si dimostra coraggiosi. Si scalano montagne invalicabili e che rimarranno tali se non si ha il coraggio di muovere il primo passo, per quanto incerto e traballante possa essere in principio.

Molto spesso mi trovo a fare i conti con la mia mediocrità e con il mio sentirmi solo una goccia in mezzo ad un oceano colmo di altre gocce, ma la volontà di affrontare a testa alta la vita mirando al superamento di questa mia superficialità mi rende determinata perchè sono convinta fermamente che si possa sempre migliorare, sempre che si abbia il coraggio di riconoscere la necessità di farlo.

Voglio una vita tranquilla

Camminava assorta nei suoi pensieri ma a passo deciso, sul marciapiede che costeggia la pista ciclabile, proprio nei pressi de “La Nazione”. Talvolta si fermava a leggere qualche cartellone di quelli che pubblicizzano spettacoli e forse stava anche progettando di sceglierne uno da vedere. Alle undici e mezza circa quella zona è molto affollata oltre che per le numerose macchine che sfrecciano sui viali paralleli, anche per la gran quantità di persone che tornano dal mercato di Sant’ Ambrogio (proprio a due passi) cariche di ogni sorta di cibarie buste e bustine. Non poteva neanche immaginare che accadesse niente di anomalo visto il contesto così tranquillo e soprattutto (siamo sempre fiduciosi che niente possa accaderci in pieno giorno quasi nel centro di una brulicante città e per giunta sotto gli occhi di tutti).

Non ha sentito invece che alle sue spalle qualcosa stava per succedere. Quando se n’è accorta era ormai troppo tardi perfino per gridare o per opporre una qualche resistenza.

Erano in due. Un ragazzo ed una ragazza entrambi ben vestiti, biondiccia e capelli lunghi che le spuntavano dal casco ed ondeggiavano candidamente lei, non identificabile lui. Le si sono avvicinati piano piano, devono averla puntata da un po’ ed osservata attentamente.  Una signora dal passo deciso sì ma di gracile corporatura e soprattutto con la borsa tenuta in mano dal lato della pista ciclabile. In  poche parole, devono essersi detti, una preda facile.

Si sono immessi come niente fosse all’interno della striscia rossa riservata alle bicilette. La ragazza si è piegata sulla destra, il ragazzo che guidava lo scooter per poco non perdeva l’equilibrio. Lei deve averla sfiorata appena, giusto quel tanto che è bastato per sfilarle di mano borsetta e buste..la presa leggera con cui teneva il tutto e lo stupore  della donna, le hanno sicuramente facilitato il compito.

Non si è resa conto di niente, non ha nè urlato nè ha cercato in qualche modo di reagire. Mia mamma è semplicemente rimasta impietrita in mezzo al marciapiede con l’unica immagine stampata in faccia della sua borsa che ondeggiava appesa al braccio di una sconosciuta e che si faceva sempre più piccola man mano che i due ladri si allontanavano prendendo velocità in sella al motorino e scomparendo verso il lungarno.


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