Archivio per la categoria ‘Familiari’
Aprile 26, 2008
Appena entrata in casa ieri sera ho fiutato l’odore della tragedia.
Una strana tensione aleggiava nell’aria e senza neanche superare la soglia ho indovinato che mia mamma aveva avuto una delle sue brillanti idee.
Miagolii e chiacchiericci soffocati provenivano dalla cucina.
Il povero gatto Omero sdraiato sulla pancia fermo, stretto nella morsa letale dell’asciutta e forte mano della mamma:
“Su da bravo stai fermo, fatti pettinare!”
“Meouuu!!Meouu!”
“Omero per piacere,.., No!Cattivo gatto, non mi graffiare!Ahiiiiiiii, Lascia, lascia la maglia OMERO!!!”
Naturalmente la vittoria ce l’ha avuta lei.
Dalla nube di peli che fluttuavano nella cucina (sì proprio dove mangiamo!), è uscita mia mamma con il suo trofeo, una spazzola per animali completamente piena di ciocche di pelo (morto mi auguro) del povero gatto rosso che, nel frattempo, approfittando del mio ingresso s’è conficcato sotto il primo mobile che ha trovato.
Dice che d’ora in poi dovrà fargli questo servizio una volta al mese perchè non possiamo vivere con tutti quei peli di gatto che volano per casa (come se cambiasse qualcosa).
Comunque al suo risveglio stamani ha avuto anche lei la sua lezione.
Entrata in cucina ho notato che per terra c’erano i suoi pantaloni neri in questo stato:

e naturalmente Omero, al lato del tavolo che si leccava con uno strano ghignetto stampato sul musetto: VENDETTA!!
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Marzo 17, 2008
Lo so che sto diventando monotematica, ma cosa ci posso fare se con la Primavera mia mamma mi regala una perla dopo l’altra.
Quando è distratta, è quasi simpatica!!
“Mamma, guarda c’hai la bottega aperta!!” (per bottega, non so da voi ma qua in Toscana intendiamo la cerniera dei pantaloni).
Lei si gira e scocciata, continuando a lavare i piatti mi risponde:
“Ci sarà anche il bar aperto!!”
Ammetto che c’ho messo un po’ per realizzare che non stava scherzando..
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Marzo 12, 2008
Oggi al mio rientro a casa ho trovato mia mamma seduta al tavolo di cucina, tutta presa dalla lettura di un foglio che sembrava alquanto interessante.
Scopro che si trattava del referto di alcune analisi di qualche mese fa.
Dopo poco si accorge della mia presenza, alza gli occhi dal foglio e mi guarda con aria interrogativa e beffarda.
Noto la faccia tipica di quando sta per darmi una delle sue “Verità indiscutibili”, da professoressa di lettere saccente sotuttoio quale è
Mi faccio attenta preparandomi per l’arringa.
“Scusa eh” fa lei stridula.
“Quando hanno scritto le generalità, hanno di sicuro sbagliato!”
“Hanno scritto che sono di razza caucasica, e che c’entra di razza caucasica, non mi hanno mica chiesto da dove venivo!Devono avere dedotto che sono turca!”
“Dimmi ti sembro turca io?”
Allucinata da una tale affermazione, sghignazzo e alzando gli occhi al cielo le rispondo che il termine caucasico è utilizzato per indicare tutti quelli che hanno la “pelle bianca”, in genere gli europei, e che no non mi sembra affatto turca.
La faccia che ha fatto, è stata per me una gran soddisfazione.
Uno a zero per me, beccati questa prof.
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Marzo 11, 2008
Prima che arrivasse questa terribile perturbazione, che in questi giorni rende Firenze grigia, cupa, e fredda, avevo preso l’abitudine, viste le splendide giornate, di andare in giro sulla mia bicicletta blu acceso.
Mi piace troppo pedalare per le strade ed odorare il vento che mi sfiora il viso, e poi passare per tutte quelle viuzze e quei pertugi che con la macchina non si possono scoprire, ti senti un po’ padrone della strada sulla bicicletta, quando tutti stanno fermi e imbottigliati, tu puoi sempre trovare un modo per procedere e schivare il traffico.
Sebbene sia una bicicletta da uomo (con la canna per intenderci), e forse un po’ troppo grande per me, le sono affezionata.
La mia bicicletta, non è sempre stata mia, un tempo era del mio papà, lui la usava tutti i santi giorni, d’inverno e d’estate, col sole, con la pioggia, col vento e con la neve, tanto è vero che molte sono le volte che mi sono domandata come facesse.
Andava dappertutto con la sua bici, erano come una cosa sola.
Non potrò mai scordare, tutte le volte che l’ ho aspettato guardando dalla finestra, e la gioia che provavo, quando lo vedevo sbucare pedalando, da dietro i giardini pubblici. Tanti oltre a me lo ricordano così, semplicente che sorride, salutando, mentre pedala.
Soprattutto per questo mi piace molto andare in bici, perchè mi ricorda il mio papà, è come se un pezzo della sua anima, vivesse in quell’ammasso di ferraglia, e tutte le volte che faccio un tratto di strada, che tocco il manubrio, i pedali o il sellino un po’ rovinato, lui rivivesse con me, e sono sicura che mentre pedalava, almeno una volta ha provato le stesse mie sensazioni.
Ricordo anche quando bambina, di nascosto da lui, la prendevo e senza toccare neanche con i piedi per terra, mi concedevo qualche giretto per l’isolato, con una bici che sebbene, fosse decisamente troppo grande per me mi rendeva più felice di ogni altra cosa.
E come a lui era stata tramandata questa passione da suo padre, che da bambino lo portava in giro con sè sulla canna, così lui ha trasmesso a me il piacere di pedalare e di ricordare di quando ero io bambina trasportata a mia volta da lui.
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Febbraio 25, 2008
..di questa donna mi sconcerta!
Mamma:”Cavolo, mi vuoi aiutare a vedere quale parte di cavolo posso cucinare!?”Sorriso
Io faccio la vaga..
Rimamma:”Ma tanto tu ti fai sempre i cavoli tuoi!”E ride compiaciuta della sua battuta!

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Febbraio 25, 2008
…c’è un giochino nuovo di zecca che mia mamma ha inventato e che le piace tanto fare coinvolgendomi, nei momenti in cui sono più impegnata.
Si chiama “mi tiro dietro la porta”.
Funziona così:
prima aspetta che io sia, o in bagno, a studiare, o al telefono, dopo di che mi bercia che sta andando in garage o in giardino.
Dopo essersi accertata che ho capito bene quello che mi ha urlato, esce dalla porta, la chiude, conta fino a due e poi mi suona il campanello, perchè vuole che le riapra e fino a quando non ho smesso di fare quello che stavo facendo rimane lì e suona disperatamente, come se non sapesse che sono in casa.
Attenzione, il giochino non riesce fino a quando io non apro la porta e le chiedo per quale diamine di motivo mi ha suonato un secondo dopo essere uscita, e lei con tutta naturalezza e anche un po’ risentita non mi risponde che si è tirata dietro la porta e aveva paura di non riuscire più ad entrare in casa.
Se il giochetto viene ripetuto per più di tre volte la mamma viene automaticamente eliminata.
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Febbraio 15, 2008
..dal dottore(strano!):
“Signora, le fanno male le gambe perchè ha le vertebre schiacciate!”
“Ah, c’ho le verbebre stiacciate eh!?Mammina e come farò io!”
“Nonna dai non preoccuparti qualcosa si fa..”
“Ma che voi mimma, con le verbebre stiacciate un ci si fa nulla!”
Poi dopo dieci minuti mi guarda con la faccia interrogativa:
“Mimma, ma icchè le sarebbano le verbebre?”
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Febbraio 15, 2008
Ecco come se ne è uscita oggi la mia dolce nonnina:
“Mimma, poi mi devi ricordare di andare all’ufficio postale..”
“Sì nonna, ma che c’hai da fare?”
“Devo pagare quella tassa..come si chiama aspetta me lo rammenta sempre la tu mamma..le le le..”
“Nonna una tassa che inizia per le?”
“Sì dai prend’i foglio le, le, LENTEZZA!!!”
“Scusa ma che è la lentezza?
“Dai!La lentezza!Quella per la spazzatura!”
“Forse intendevi Nettezza!”
“Sì, lentezza, e c’ho io detto?”
Per un attimo ho pensato che volessero tassarci anche i sostantivi..
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Febbraio 12, 2008
….prima o poi qualcuno lo deve pur spiegare a mia mamma che quando le hanno venduto la batteria di pentole, non intendevano incitarla a suonarle come fossero veri e propri strumenti musicali, producendo fracassi e scassi a tutte le ore del giorno e della notte!

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Febbraio 4, 2008
In questo periodo, dovendo passare le mie lunghe e (ahimè),talvolta anche tristi giornate seduta davanti ad una scrivania a studiare mi capita molto spesso di avere problemi nel prendere sonno.
Così mi è successo ieri sera. Stremata e sbadigliante, mi sono infilata sotto le coperte con tutte le buone intenzioni possibili:
“Morfeo!!Prendimi, sono tua!!!”
Ma, forse per colpa del mio nuovo pigiamino rosa porcello, forse per colpa del mio approccio un po’ troppo diretto, Morfeo proprio non mi s’ è filato di pezza..
Così mentre mi arrovellavo e mi rigiravo nel letto, supplicando quello scostumato (briciolo) del mio cervello di fare silenzio, ho cominciato a pensare, guarda un po’, a quanti modi carini (e soprattutto efficaci), ci potrebbero essere per addormentarsi.
Me ne sono subito saltati alla mente un paio classici:
1.contare le pecore.
A quel punto i dubbi mi hanno assalito:”Ma ste pecore si contano, mentre camminano tutte insieme saltellanti e felici nel gregge?Una ad una?Oppure mentre saltano una staccionata?”
Ho provato tutte e tre le opzioni e sono riuscita solo ad innervosirmi.
2.Ascoltare la musica.
Ho preso l’mp3 e me lo sono schiantato nelle orecchie, sperando di incappare in qualche dolce canzoncina rilassante.
Niente, anche questo è stato un completo fallimento.
Con i nervi a fior di pelle mi sono ricordata del consiglio che mi aveva dato tempo addietro un mio amico.
3.Inventarsi storie nella testa fino a perdere il filo del discorso..
Sinceramente non sono riuscita neanche a cominciare tanto ero stanca, so solo che mi sono risvegliata stanotte alle 4 e non ho più chiuso occhio.
Propongo qui un sondaggio per tutti i malcapitati nottambuli e non che leggeranno questo post.
Voi come fate a superare le turbe pre-sonno?
Traduco, come fate ad addormentarvi quando proprio il vostro cervello di spegnersi non ne vuole sapere??
Necessito di risposte.
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